06.08.07
Posted in Multinazionali, Terrorismo, America Latina at 3:59 pm by admin
Questo post è per quegli sprovveduti che ancora comprano (e mangiano) banane Chiquita, inconsapevoli delle responsabilità di questa multinazionale sotto accusa da anni.
Leggiamo quanto riportato dal blog dell’impareggiabile Prof. Gennaro Carotenuto:
I familiari di 173 persone assassinate dai paramilitari delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia) nella regione colombiana di Urabá, hanno chiesto alla compagnia bananiera statunitense Chiquita Brands un risarcimento di un miliardo di dollari per la morte dei loro familiari.
Lo scorso aprile la stessa Chiquita ha ammesso di aver finanziato, con 1.7 milioni di dollari, il gruppo paramilitare autore dei crimini, perché mantenesse il controllo del territorio. Per questo fu condannata da un tribunale statunitense al pagamento di una multa di 25 milioni di dollari proprio. La Chiquita ammette di aver pagato le AUC, ma si dichiara ricattata da queste.
A questa versione non credono i rappresentanti legali delle famiglie hanno presentato l’azione legale presso il Tribunale Federale di Washington, Stati Uniti. L’avvocato Terry Colllingsworth ha affermato che “questo è un caso emblematico, forse il maggior caso di terrorismo nella storia nel quale viene chiamata a rispondere una multinazionale”.
I familiari degli assassinati accusano la Chiquita di “aver utilizzato i paramilitari per assassinare uomini, donne e bambine per il solo fatto che questi interferivano con con gli interessi economici della multinazionale”.
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06.07.07
Posted in Serie Tv at 10:45 am by admin
In america sfornano nuove serie tv ogni settimana, talvolta mediocri, talvolta stupende, ma questo già si sapeva.
Ovviamente non sono necessari nè sufficienti plot basati su superpoteri o isole perdute per decretare il successo di una nuova serie, ne sono prova due recenti prodotti tv, che con le giuste dosi di action, criminalità, sentimento, dramma e con ottime interpretazioni, sono sicuro vedremo presto tradotti per il nostro schermo.
Six Degrees
Sei gradi di separazione è un’ipotesi sociologica secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari.
Ma è anche un bellissimo e toccante telefilm, un cosiddetto drama, intitolato “Six Degrees“, ambientato a New York e giunto già alla fine della 1° stagione; è diretto con un taglio che a me ha ricordato il bellissimo “21 grammi” del regista Alejandro Inarritu e nel cast si contano diversi bravi attori, come Erika Kristensen (Time for dancing) e Bridget Moynahan (The Core).
Nella Grande Mela sei persone che non si conoscono incroceranno le loro vite attraverso una rete di coincidenze e fatalità, a volte felici a volte meno. Laura, una madre single. Whitney, una donna troppo in carriera. Steven, un fotografo in crisi. Damien, un criminale quasi redento. Mae, una ragazza in fuga dal passato. E Carlos, l’avvocato dei giusti che crede nell’amore.

Traveler
Giunto appena al 3° episodio questo action ci presenta Will Traveler (da cui il titolo della serie), Jay Burchell e Tyler Fog, tre amici che hanno passato gli ultimi anni di università vivendo insieme e adesso hanno deciso di intraprendere un cosiddetto road trip, un viaggio di due mesi per il paese in cerca di esperienze e avventura.
Ma quando Will sfiderà Jay e Tyler a pattinare attraverso uno dei più famosi musei di New York, li renderà i primi sospettati dell’attacco terroristico che pochi secondi più tardi distruggerà il museo; braccati da polizia, FBI e già che ci siamo anche dai servizi segreti, ai nostri non resterà che darsi alla fuga.
Intrighi, doppi giochi, complotti e inseguimenti fanno da sfondo ai continui inseguimenti al cardiopalma dei due sventurati amici, Jay e Tyler, che dovranno capire perchè Will Traveler li abbia incastrati in un gioco più grande di loro.

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06.04.07
Posted in Politica, Ecologia at 10:57 am by admin
Un gruppo di “amatori” (tra cui il prof. Ugo Bardi dell’ASPO Italia) ha presentato alla mostra internazionale dei veicoli ad emissioni 0 di Firenze, una vecchia 500 con un motore elettrico al posto di quello a scoppio.
In gergo si parla di Retrofit, ossia l’aggiunta di nuova tecnologia (come un motore elettrico) a un sistema antiquato (come la Fiat 500).
Questo piccolo gioiello, che a Firenze ha stupito i partecipanti alla mostra è andato, il giorno 30 maggio, in trasferta fino a Roma, in piazza Montecitorio, per sostenere moralmente un emendamento proposto dai Verdi che faciliti le riconversioni (retrofit) di auto antiquate.
L’emendamento è stato bocciato dall’opposizione tutta e da una parte della maggioranza.
Dati tecnici:
> autonomia 100 km
> accellerazione migliore che con i motore a scoppio
> costo di un pieno 1,2 euro
> emissioni nell’ambiente 0 (ovviamente se caricata tramite energie rinnovabili)
> costo operazione di conversione: pari al cambio del motore
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